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"Roma nel Medio Evo"
Relatore: Prof. Giuseppe FORT
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Un caloroso applauso ha accolto il ritorno del Prof Giuseppe Fort "al leggio" dell'Associazione "Il Conservatorio" per illustrare un altro aspetto della Roma che fu.
Questa volta quello della Roma Medioevale che non sempre - ha sottolineato con forza il Relatore- occupa nella narrazione storica l'importanza che meriterebbe.
Una Roma, quella medioevale, contrattasi da megalopoli imperiale di 3,5 milioni di abitanti ai tempi di Costantino il Grande a poco più di un borgo abitato da 20.000 anime ai tempi di Dante e Bonifacio VIII° in conseguenza di invasioni, guerre (in particolare quella gotico-bizantina protrattasi per 70 anni) e pestilenze. A governare questa città/borgo provvedeva - eccettuato il periodo della cosiddetta "cattività avignonese (1309-1376)" - l'autorità papale che poteva contare quasi esclusivamente sui proventi che derivavano dalla presenza dei pellegrini che giungevano a Roma da ogni parte d'Europa percorrendo la via francigena (descritta minutamente dal Relatore). Solamente dopo la scoperta dell'America tali risorse furono notevolmente incrementate dai trasferimenti provenienti dagli ordini monastici che nel nuovo mondo svolgevano opera di evangelizzazione.
Da qui la disponibilità delle risorse necessarie per edificare in Roma nuove chiese (all'epoca ne esistevano il quintuplo di quelle odierne) e monumenti a maggior gloria dell'Onnipotente e per accogliere la moltitudine dei pellegrini. Una Roma quella medioevale nella quale, a differenza di quanto accadeva nel resto dell'Europa, continuavano a risiedere nei loro palazzi e torri fortificate le grandi famiglie, come era stata consuetudine per quelle senatorie ai tempi dei Cesari. Palazzi e torri peraltro edificati depredando gli edifici antichi o solo adattandoli alle nuove esigenze abitative.
Esaurita la premessa qui sintetizzata, il Relatore con l'ausilio di ottime illustrazioni, ha avviato un virtuale percorso alla ricerca di quanto "d'epoca medioevale" è ancora visibile dopo le sovrapposizioni, i rimaneggiamenti e le distruzioni operate in epoca rinascimentale e barocca; ed ancora a partire dal 1870 sia per dare alla città un assetto più moderno e consono al suo nuovo ruolo di Capitale del Regno (quartiere Prati, via Nazionale, ecc.) sia per arginare le ricorrenti piene del Tevere (muraglioni) o realizzare, nel ventennio fascista, una struttura urbana più moderna e sostanzialmente ispirata alla grandiosità edilizia della Roma imperiale. Un viaggio con inizio dall'isola Tiberina che ospitava la fortezza della potente famiglia dei Pierleoni (oggi ospedale Fatebenefratelli) e proseguito accennando alle torri urbane (se ne contano 29 superstiti, ben descritte quella dei Capocci, notai sostenitori di Cola di Rienzo, delle milizie in possesso dei Caetani, del Papitto nel Circo massimo ) e ai tanti edifici nobiliari e monastici fortificati. Ed ancora alle torri extra urbane ubicate sulle vie consolari per la raccolta dei dazi (pontatico e polveratico) e per scopi di controllo /difesa. Pregevole anche la descrizione del riutilizzo per scopi civili e militari dei mercati di Traiano, del Teatro di Marcello, degli acquedotti, della tomba monumentale di Adriano divenuta Castel Sant'Angelo. Ed infine l'efficace descrizione delle innumerevoli Basiliche, chiese e conventi che ancora presentano una impronta medioevale sino a giungere al Portico di Ottavia le cui strutture classiche in parte ospitano la chiesa di Santa Maria Nova, sede da secoli della confraternita dei pescatori di Roma.
Esauriente relazione dunque quella esposta del prof. Fort, quasi impossibile da sintetizzare in una pagina per la gran mole dei dati forniti, ma che certamente ha stimolato tutti coloro che hanno avuto la fortuna ed il piacere di ascoltarla ad un ulteriore personale approfondimento sul particolare argomento.
Il Segretario
Pierluigi Saladini
Civitavecchia, 27 giugno 2010
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